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Sicilia, isola italiana

La Sicilia è l’isola più grande del Mare Mediterraneo ed è anche, tra le regioni italiane, la più estesa e quella situata più a sud. Lo Stretto di Messina, largo circa tre chilometri, la separa dal territorio della penisola e il Canale di Sicilia invece dall’Africa, dal quale continente dista 140 chilometri circa.

La forma dell’isola ricorda quella di un triangolo, con uno dei lati lunghi che si affaccia a nord sul Mar Tirreno e l’altro invece sul Canale di Sicilia a sud, ed il lato corto a est che sul Mar lonio.

Fin dai tempi della dominazione musulmana l’isola è stata divisa in tre grandi valli: a ovest la Val di Mazara, Val Demone a nord-est e la Val di Noto a sud-est.

Foto della Sicilia

 

Nel territorio della Sicilia sono comprese numerose isole minori: nel Mar Tirreno, al largo della costa settentrionale, le Eolie o Lipari ed Ustica, ad ovest le Egadi non lontano dalla costa di Trapani, e le Pelagie e Pantelleria nel canale di Sicilia a sud.

Il territorio della Sicilia è occupato per la maggior parte da colline (più del 60%di esso), con il resto diviso tra montagne e pianura; le pianure più importanti sono la Piana di Gela e la Piana di Catania. La vetta più alta dell’isola è quella del Monte Etna con i suoi circa 3340 metri. L’Etna è uno dei tre più importanti vulcani del territorio siciliano, insieme a quelli di Stromboli e Vulcano.

Le coste dell’Isola si estendono per circa 1637 chilometri, una cifra di tutto rispetto, alla quale bisogna sommare altri 500 chilometri circa di coste delle isole minori. Le alte e rocciose coste della sezione settentrionale dell’isola si affacciano, con i loro numerosi golfi, sul Mar Tirreno. La costa orientale, o ionica, invece presenta una maggiore varietà nel panorama con le sue spiagge di ghiaia, insenature varie e aspre scogliere. Sul lato meridionale il territorio costiero è caratterizzato per lo più da una costa sabbiosa e bassa e in questa area si trova il golfo più esteso dell’intera Sicilia, il Golfo di Gela.

Per quanto riguarda i fiumi quelli siciliani non si distinguono particolarmente per dimensioni e portata; i due che raggiungono dimensioni notevoli sono il Salso e il Simeto. Riguardo i laghi pochi sono quelli di origine naturale, e tra questi si segnala il Lago Specchio di Venere a Pantelleria e quello di Pergusa.

Isole Minori

Il territorio siciliano è composto dall’isola principale e da un numero di isole minori e arcipelaghi per un totale di 19 isole abitate.

Isole Eolie

L’arcipelago delle Eolie è formato da sette isole principali che sono Lipari, Vulcano, Alicudi, Filicudi, Salina, Stromboli, Panarea nonché da molti scogli minori come Basiluzzo e Strombolicchio. Fanno parte, per quanto riguarda l’amministrazione, di Messina. Della provincia di Palermo fa parte il territorio dell’isola di Ustica che si trova a 60 km circa dal capoluogo.

Isola della sicilia, Favignana

Isole Egadi

Le isole Egadi, che formano un altro arcipelago, si trovano oltre l’estremità occidentale della Sicilia, nella provincia di Trapani; si tratta di tre isole maggiori quali Favignana, Levanzo e Marettimo e di quelle minori quali Formica e Maraone. Pantelleria pure si trova in provincia di Trapani anche se distante più di 100 km dalla costa siciliana e invece a soli 70 km da quella tunisina.

 

Isole Pelagie

Le isole Pelagie sono quelle che si trovano ad una distanza maggiore dalle coste siciliane e fanno parte del territorio della provincia di Agrigento. Di queste isole fanno parte Lampedusa, che si trova a più di 200 km dalla Sicilia ed è considerata la principale isola di questo arcipelago; vi sono inoltre la più piccola Linosa e lo scoglio di Lampione.

Storia

La storia della Sicilia, che è la più grande tra le isole del Mediterraneo sia come numero di abitanti che per superficie, ha subito l’influenza dei tanti gruppi etnici che sono approdati sul suo territorio. La sua posizione geografica le ha fatto rivestire un ruolo estremamente importante nelle vicende dei popoli del Mediterraneo. Questo flusso di civiltà diverse ha reso la Sicilia ricca di insediamenti urbani, monumenti e innumerevoli vestigia che fanno di questa isola un luogo privilegiato, in cui si può rivivere la storia attraverso i resti di quelle culture che hanno la hanno influenzata e che il tempo non ha scalfito, tramandandole fino ai giorni nostri. Nella storia della Sicilia sono incluse anche le vicende storiche delle sue altre isole quali le Eolie, le Egadi, le Pelagie, Pantelleria e Ustica.

Antichità

La Sicilia ha conosciuto una fiorente Preistoria grazie ai popoli provenienti dal Medioriente e dal nord dell’Europa, che vi innestarono culture esotiche ed eterogenee come quelle di Stentinello, di Matrensa, di Serraferlicchio venute da est, il bicchiere campaniforme e i dolmen da nord-ovest: queste ultime due culture hanno caratterizzato la fine dell’età del rame e gli inizi dell’età del bronzo (2200-1900 a.C.) Alla Sicilia dei Sicani e dei Siculi, si aggiunsero, nella parte occidentale e in età protostorica, gli Elimi, ancora in questa area dell’isola i Fenici fondarono colonie, più esattamente emporia (luoghi usati per scaricare, depositare e quindi vendere le mercanzie), che resero ancora più appetibile questa terra grazie ai prosperi commerci che furono intessuti con tutto il bacino del Mediterraneo.

A partire dalla seconda metà dell’VIII sec. a.C., fu la volta delle colonie greche, i cui abitanti si autodefinirono sicelioti e resero davvero grande questa regione.

Colonizzazione fenicia

In Sicilia il periodo della dominazione fenicia ha inizio prima dell’VIII secolo a.C., quando furono create le tre città-emporio nella zona ovest dell’isola, e finì il 241 a.C., quando i romani sconfissero i fenici durante la prima Guerra Punica. Il lasso di tempo in cui parte dell’isola venne governata da Cartagine è chiamato “punico”.

I Fenici avevano una conoscenza approfondita delle coste siciliane e delle più piccole isole vicine e commerciavano con la gente di quei luoghi.

Quando iniziarono ad arrivare in Sicilia numerosi coloni greci i fenici decisero che era meglio creare insediamenti stabili e difendibili.

Fondarono quindi, nell’ovest della Sicilia, Mozia prima, situata di fronte a Cartagine e, successivamente, Solunto e Panormos.

Colonizzazione greca

La storia della Sicilia a dominazione greca inizia, per convenzione, intorno alla metà dell’ottavo secolo a.c. Il tentativo di mantenere una dominazione totale sull’isola finì intorno al 276 a.c. quando il re dell’Epiro, Pirro, venne cacciato dall’isola.

Le prime colonie furono fondate nella parte orientale della Sicilia, per poi proseguire nelle aree sud orientale e meridionale.

Secondo quanto scritto dallo storico greco Tucidide le prime colonie greche in Sicilia furono fondate da aristocratici esclusi dalle loro città di provenienza in seguito agli scontri interni seguiti alla guerra di Troia. La strategia favorita era quella commerciale, infatti i primi insediamenti erano tutti sulla costa, porti su una delle rotte commerciali più importanti di quell’epoca.

Periodo greco

Il VI secolo a.C. fu un periodo di grande prosperità e incremento demografico per la Sicilia, ma, insieme a ciò, anche di conflitti sociali sia nelle città sia tra popolazioni locali e i Sicelioti. Alcuni individui approfittarono di tutto ciò e decisero di prendere il potere attuando politiche espansionistiche e utilizzando metodi dispotici e perfino brutali. Fu l’inizio del periodo dei tiranni. Il dominio di questi uomini, alcuni dei quali furono definiti da Diodoro Siculo come violenti e assassini, finì a causa di rivolte motivate forse proprio dal modo dispotico in cui questi governavano o, come suggeriscono altri, da lotte interne alle famiglie del potere. Dopo alcune decadi di scontri in tutto il territorio venne il periodo di Dionisio il Vecchio il quale prese lentamente il potere e regnò su tutta la Sicilia. A questi successe il figlio, Dioniso il giovane, il quale però non seppe essere all’altezza del padre e rimase coinvolto in varie lotte che indebolirono il regno di Siracusa.

Successivamente venne il momento di un altro personaggio di spicco, Timoleonte, il quale conquistò tutta l’isola con una campagna militare durata sei anni. Le sue battaglie portarono alla restaurazione della democrazia a Siracusa la quale, insieme al resto dell’isola, conobbe un nuovo periodo di prosperità e sviluppo. Dopo il ritiro di Timoleonte vi fu un avvicendarsi di periodi di instabilità e altri di prosperità, tra guerre tra famiglie di oligarchi e altre tra le diverse città. A questo punto venne il regno di Agatocle il quale, con abili manovre e alleanze ottimali si  proclamò re di Sicilia, ed estese il suo regno al territorio della penisola. Fu assassinato quando aveva 72 anni, per rivalità familiari su questioni di successione. La sua morte fu seguita da anarchia e lotte che dissolsero rapidamente tutto quanto conquistato dall’ex re.

Tra le molte lotte che seguirono il regno Agatocle è da ricordare quella tra i siracusani e i mamertini, un gruppo mercenario proveniente dalla penisola; questi, dopo essersi insediati a Messina a seguito di un accordo con i loro avversari, furono cacciati via da Pirro, re dei Molossi, giunto in Sicilia dopo le richieste d’aiuto delle città della regione. Pirro ripulì anche l’isola dai cartaginesi prima di lasciare la Sicilia.

Successivamente venne il regno di Ierone II, il quale governò su Siracusa e praticamente tutta la Sicilia orientale. Governò in modo diverso dai suoi predecessori, concentrandosi su accordi politici ed economici e abbandonando qualunque velleità espansionistica. Il suo accordo più importante, forse, fu quello stretto con Roma, che permise al re tenere il proprio dominio fuori dalla prima guerra punica.

Periodo romano

La Sicilia divenne parte del territorio governato da Roma subito dopo la prima guerra punica, che vide la vittoria dei romani sui cartaginesi. Essa divenne il primo territorio conquistato dai romani al di fuori della penisola italica. La Sicilia subì varie ristrutturazioni amministrative durante il governo dei romani e le città della cost nord e di quella orientale conobbero un periodo di fioritura non indifferente.

Sotto l’imperatore Augusto la Sicilia fu affidata alla guida di un proconsole ma rimase una provincia pubblica. Rimase a lungo una provincia unica per poi venire inclusa nella diocesi dell’Italia suburbicaria.

L’isola conobbe un periodo di pace fino al 429 quando iniziarono le invasioni dei vandali, i quali la conquistarono stabilmente solo nel 468.

Rimane celebre il detto secondo il quale la Sicilia era il granaio della repubblica, sostenuto da Catone il Censore.

Le città più rappresentativa di questa epoca erano Agrigentum, Catana (Catania), Centuripe, Depranum (Trapani), Lilybaeum (Marsala), Messana (Messina), Panormo (Palermo), Syracusae (Siracusa), Tauromenion (Taormina), Thermai HImeraiai (Termini Imerese), Tindari.

Medioevo

Periodo gotico e bizantino

Dopo la caduta dell’impero romano d’occidente fu Odoacre a ottenere la restituzione della Sicilia da parte di Genserico e dei suoi vandali i quali se ne erano impossessati intorno alla metà del quinto secolo; Odoacre dovette pagare un un tributo per la restituzione. Dal 493 il re degli Ostrogoti, Teodorico, mantenne il possesso dell’isola senza più dover pagare alcun tributo.

I Goti non crearono stanziamenti in Sicilia, limitandosi a rimanere nei domini dei latifondisti romani, e ciò rese più semplice la subitanea sottomissione al generale dell’impero, Belisario, che sbarcò in loco nel 535 d.C.

La Sicilia restò per tre secoli dominata dai bizantini, non facendo parte nè della circoscrizione africana nè di quella italiana, ma rimanendo direttamente dipendente da Costantinopoli, come se si trattasse di un dominio imperiale. La chiesa romana ebbe una notevole influenza nei territori siciliani in quel periodo dato che manteneva svariati possedimenti che venivano amministrati dai rettori inviati per ordine diretto del Papa.

Sotto il dominio bizantino il popolo siciliano si impoverì per via di una tassazione estremamente pesante.

La Sicilia, per via della sua posizione geografica, era considerata dai musulmani, e non solo da essi, un luogo di enorme impatto strategico dal quale si poteva controllare tutto il Mar Mediterraneo. Per questo, nel settimo secolo, iniziarono a progettare e mettere in atto incursioni nel territorio siciliano. Successivamente la debolezza e il disgregarsi dell’impero bizantino diedero origine ad un malcontento nella popolazione dell’isola tanto da spingere l’imperatore d’Oriente Costante II a trasferire la capitale dell’impero da Costantinopoli a Siracusa; questa mossa però non portò i benefici sperati ma causò invece una guerra tra quelle due città e, infine, l’indipendenza del thema di Sikelia. Eufemio di Messina, taumarca della flotta siculo-bizantina, era colui che aveva dichiarato l’indipendenza da Costantinopoli nell’823; egli fu cacciato dai nobili locali e subì poi una pesantissima sconfitta dai Bizantini e fu quindi costretto a fuggire, trovando poi rifugio presso l’emiro Ziyadat Allah I di Qayrawan. A tale emiro chiese aiuto per preparare ed attuare uno sbarco in Sicilia così da poter cacciare i detestati bizantini; a questa richiesta i musulmani acconsentirono subito, forse perché preparavano da prima un tale progetto, e fornirono 70 navi e dichiararono la jihad marittima alla ricerca di più volontari possibile. Alla fine Eufemio verrà assassinato a Castrogiovanni, durante l’assedio dell’828-829. Sarà lui a venir considerato in seguito l’uomo che diede inizio alla dominazione islamica della Sicilia.

Periodo islamico

Il dominio degli islamici sull’isola di Sicilia ebbe inizio con lo sbarco degli stessi a Capo Granitola, nei pressi di Mazzara del Vallo, ed ebbe fine nel 1091 quando cadde Noto. Diversi fattori contribuirono a far durare per secoli la dominazione islamica nei territori siciliani, tra questi vanno sicuramente citati il loro sistema amministrativo, economico e fiscale molto efficiente, la facilitazione nel commercio con gli insediamenti del nord dell’Africa e, più in generale, con quelli islamici, la potenza delle loro strutture militari, lo stato di divisione in cui versavano le potenze italiche e l’incapacità di reazione dei vari sovrani cristiani.

Periodo normanno

Toccò ai Normanni, dopo essersi stabiliti nel mezzogiorno, cacciare i musulmani dalla Sicilia con il benestare del papa. Tale impresa ebbe inizio nel 1060 con Ruggero I d’Altavilla il quale la portò a compimento nel 1091, e tenne l’isola per sé con il titolo di conte e come feudo di Roberto il Guiscardo. Dopo di lui arrivò Ruggero II il quale unificò il mezzogiorno continentale alla Sicilia e ottenne poi dal papa la corona e l’isola come feudo della Santa Sede. Egli scelse Cefalù come sede reale e lì fece costruire la Basilica Cattedrale come proprio mausoleo. A lui succedette il figlio Guglielmo il Malo, così chiamato per la brutalità con cui si dedicò alla repressione delle ribellioni dei grandi, in particolare in Puglia. Guglielmo il buono, secondogenito, succedette al fratello e si rese parte del processo di pacificazione; quando papato e comuni si trovarono contro Barbarossa per la contesa sul regno, Guglielmo il buono si schierò con i primi e siglò una tregua e la pace successivamente.

A Guglielmo II succedette Enrico VI, arrivato in quella posizione grazie ad un matrimonio combinato per riunire normanni e impero tedesco; un partito di oppositori però propose il conte di Lecce, Tancredi, come successore al regno di Sicilia con anche l’approvazione del Papa. Ciò portò a due spedizioni di guerra da parte di Enrico VI al termine delle quali fu incoronato Re di Sicilia a Palermo.

Dopo di lui fu la volta di Federico II, denominato stupor mundi, il quale mise in atto un generale riordinamento del regno. Dopo di lui Manfredi e dopo ancora Carlo d’Angiò, che ricevette il regno direttamente dal Papa e resistette anche ad una spedizione di Corradino di Svevia il quale fu poi decapitato nella città di Napoli.

Periodo angioino

Il governo angioino generò un tremendo malcontento nel popolo di Sicilia, principalmente per colpa della sua politica fiscale. Vi furono poi delle sollevazioni messe a tacere con estrema ferocia tramite sterminio di intere popolazioni di alcune città, e a molti nobili furono sottratti i beni per trasferirli ai francesi stessi. In più la Sicilia sentiva di essere messa al secondo posto rispetto a Napoli, luogo in cui Carlo aveva la sede del regno. Al popolo non piaceva neppure il modo in cui i francesi usavano trattare le donne siciliane. Alla fine tutti questi furono motivi che diedero origini all’insurrezione dei Vespri Siciliani il 30 marzo 1282 a cui seguirono l’acclamazione di Pietro III d’Aragona a re di Sicilia dopo il suo intervento, e la guerra detta del Vespro combattuta tra Angioini e Aragonesi.

Periodo aragonese

Federico III d’Aragona mantenne la Sicilia sotto il suo dominio dopo la pace di Caltabellotta, assumendo il titolo di Re di Trinacria. Dopo la sua morte l’isola, che sarebbe dovuta tornare agli angioini, rimase invece al figlio di Federico, Pietro. Ciò diede origine a una lunga guerra fra i due regni, una guerra dannosa e inconcludente, combattuta a suon di sbarchi sulle coste opposte.

Dopo di lui regnarono Luigi e Federico III, sotto il quale regno vi fu l’intervento di Luigi di Taranto e della moglie Giovanna I di Napoli che per un periodo regnarono su quasi tutta la Sicilia. Presto tuttavia Federico riuscì a riprendere il sopravvento e alla fine fu siglata una pace con la quale la Sicilia rimaneva nelle mani degli aragonesi.

L’isola mantenne una dinastia reale e la propria indipendenza fino circa al 1410. Dal 1377 vi furono delle divisioni e lotte all’interno della Sicilia, lotte che videro contrapposti gli aragonesi ai potenti baroni Chiaramonte che guidavano una fazione di siciliani. Dopo la morte degli ultimi appartenenti alla casata degli aragonesi la Sicilia conobbe un periodo di confusione al quale seguì l’incoronazione, riconosciuta da entrambe le fazioni, di Ferdinando I d’Aragona, figlio della sorella di Martino il vecchio. I due regni di Aragona e Sicilia furono così riuniti e l’isola finì col perdere la propria indipendenza.

I primi re aragonesi in Sicilia emanarono un numero di leggi a difesa del popolo contro abusi di tipo fiscale o feudale, e furono loro a costituire in modo definitivo il parlamento, che si componeva di deputati delle città regie, nobili e clero i quali avevano il diritto di deliberare di pace e di guerra, esprimere un voto sulle imposte e di vigilare sull’operato dei pubblici ufficiali. Pur di frenare la nobiltà i re aragonesi favorirono le libertà municipali, ma ciò non bastò e i feudatari continuarono ad accumulare potere in misura sempre maggiore. L’isola sprofondò a seguito di tutto questo in un periodo di decadenza.

Alfonso d’Aragona poi acquistò Napoli nel 1442, ma questa riunione durò solo fino alla sua morte, quando la Sicilia insieme all’Aragona passarono al fratello Giovanni II mentre Napoli fu lasciata in eredità a Ferdinando I da Alfonso, dopo averlo fatto naturalizzare quale suo figlio.

Tempi moderni

Durante il periodo in cui fu governata dagli Asburgo di Spagna (Carlo V imperatore, Filippo II, Filippo III, Filippo IV, Carlo II) la Sicilia conobbe un periodo di notevole sviluppo economico, religioso, sociale, demografico, artistico, che continuò per circa tutto il Cinquecento fino alle prime decadi del Seicento, venendo successivamente coinvolta nel declino e crisi dell’Impero spagnolo anche per colpa della importante crisi generale del Seicento e della messa ai margini del sistema economico mediterraneo in favore del nuovo sistema di economia atlantica.

Durante il periodo spagnolo moderno il numero di abitanti della Sicilia raddoppiò e sorsero nuovi paesi a decine nell’entroterra del territorio. Palermo vide aumentare i suoi abitanti passando da 30.000 a 140.000 e anche Messina conobbe lo stesso fenomeno, passando da 25.000 a 90.000 abitanti.

Anche l’industria della seta e dello zucchero conobbero una rinascita in quel periodo storico.

Il periodo del governo spagnolo in Sicilia ha lasciato un bilancio misto, nel quale figurano tratti negativi come certe scelte economiche infelici, il conservatorismo sociale e un fiscalismo esagerato; questi problemi furono però riscontrati in tutta la società spagnola di quel periodo e non solo nel dominio siciliano. I tratti positivi di questo bilancio non mancano di certo, il più importante dei quali fu quello di conoscere un periodo di pace lungo alcuni secoli dovuto al fatto di far parte di una grande potenza.

Il periodo di forte crisi del seicento, con malcontento e tensioni sociali in tutto il territorio europeo, conobbe una serie di rivolte che interessarono anche la Sicilia, in particolare nelle città di Palermo e Messina. Dopo la morte dell’ultimo re degli Asburgo di Spagna si scatenò una guerra di successione che durò anni e alla fine della quale la Sicilia si ritrovò senza più legami con quel regno, Dopo la pace di Utrecht Vittorio Amedeo II di Savoia ottenne per se il regno di Sicilia e lo governò per cinque anni.

Età borbonica

Don Carlos, della nuova dinastia dei Borboni spagnoli, nel 1734 portò a compimento una spedizione vittoriosa in Sicilia e divenne un nuovo re indipendente, sebbene molto legato politicamente alla Spagna. Fu poi Ferdinando III, sotto le forti pressioni dell’Inghilterra, colui che dovette concedere alla Sicilia nel 1812 una costituzione nuova di tipo inglese, con due camere, quella dei Pari e quella dei Comuni. Non appena il re fu sicuro del proprio ritorno sul trono di Napoli emanò alcuni decreti con i quali ordinò la soppressione del parlamento e, con quello dell’8 dicembre 1816, che i due regni fossero riuniti a formare così il Regno delle Due Sicilie. Dopo di ciò vi furono altri decreti che servirono ad abolire ogni libertà e forma di autonomia dell’isola siciliana, destando però nella popolazione un sentimento di opposizione che portò alla rivolta del 1820, che aveva luogo poco dopo una simile scoppiata a Napoli. Le richieste di indipendenza formulate dai siciliani non trovarono però ascolto neppure nel nuovo parlamento napoletano che invece preparò il terreno per una spedizione per annientare la ribellione.

I regnati che seguirono, in particolare Ferdinando II il quale regnò dal 1830, cercarono di mostrarsi più aperti verso il popolo siciliano, mostrando di voler usare nuovi metodi per risolvere i problemi dell’isola. Ciò non bastò a fermare i numerosi moti rivoluzionari che scoppiarono nelle varie città. Fu in quel momento che la Sicilia iniziò a sperare di poter ottenere da Ferdinando II l’indipendenza, ma dato il netto rifiuto del Re il parlamento dichiarò la dinastia borbonica decaduta, trasferendo la reggenza in modo provvisorio a Ruggero Settimo, per poi scegliere come nuovo re Alberto Amedeo di Savoia, duca di Genova nonché figlio di Carlo Alberto. Ferdinando II non rimase a guardare e si adoperò per riconquistare l’isola, che nel mentre non aveva trovato alleati per la propria causa, e condusse una campagna che vide cadere prima Messina e successivamente Palermo, quest’ultima il 15 maggio 1849.

Storia contemporanea

Unificazione d’Italia

Il 4 aprile 1860 scoppiò la rivolta capeggiata da Francesco Riso e prontamente sedata dalle truppe borboniche. Tuttavia tale ribellione aveva dimostrato a Garibaldi che la Sicilia era pronta a combattere e quindi pronta a ricevere la spedizione che il generale preparava ormai da tempo. La campagna di Garibaldi in Sicilia fu breve, più di quanto ci si sarebbe aspettai: egli assunse la dittatura della Sicilia in nome del re Vittorio Emanuele II in data 14 maggio; soltanto il giorno dopo otteneva una vittoria contro i nemici in quel di Calatafimi, spianandosi così la strada per Palermo dove arrivò il 27 di maggio. Successivamente, già il 2 di giugno, dava forma ad un governo con a capo il Crispi. Il completamento della conquista della Sicilia si ebbe con la battaglia di Milazzo dopo la quale la spedizione proseguì nella penisola. Con il plebiscito del 21 di ottobre finiva il periodo del governo garibaldino e l’isola entrava a far parte del Regno d’Italia.

L’unificazione però creò malcontento in alcune fasce della popolazione dando vita tra le altre cose al fenomeno del brigantaggio, con il quale si cercava di ribellarsi al governo costituito. Questa situazione condusse alla rivolta di Palermo, conosciuta come rivolta del sette e mezzo, che vide per sette giorni i ribelli tenere in pugno la città, fino poi all’arrivo del generale Cadorna il quale riuscì infine a sopprimerla.

Successivamente le condizioni dell’isola peggiorarono per colpa delle leggi in merito di economia imposte dal governo centrale, che favorivano l’economia del settentrione. Anche la fine dei rapporti economici con la Francia e l’occupazione da parte dell’esercito dei terreni adibiti all’agricoltura esasperarono la situazione, fino a portare a momenti di tensione sfociati in violenza come a Caltavuturo, dove i militari spararono sui contadini uccidendone 11. Nel mentre la propaganda socialista si era insinuata nell’isola, e si erano formati molti fasci dei lavoratori. La risposta del governo di Crispi fu la violenza: decretò lo stato d’assedio, sospese i fasci e la libertà di stampa e mandò gli arrestati ai tribunali militari. Nel decennio di Giolitti la situazione continuò a peggiorare a causa del protezionismo industriale.

Il fascismo si impose anche in Sicilia a seguito della prima guerra mondiale, ma il regime non risolse assolutamente i problemi dell’isola, meno che mai quello della mafia che pure vantava di aver eliminato tramite l’intervento di Cesare Mori. A fine seconda guerra mondiale gli alleati consegnarono la Sicilia al governo del Regno del Sud e nel 1946, a mezzo decreto regio, fu costituita la Regione Siciliana, alla quale venne concesso lo statuto speciale di autonomia. Il primo parlamento siciliano veniva poi eletto nel 1947 che elesse poi il primo governatore regionale il 30 maggio a Palermo.

Moti indipendentisti

Nel 1800 vi furono vari moti di rivoluzione in Sicilia, movimenti che cercavano l’indipendenza dell’isola e di cui abbiamo parlato nei paragrafi precedenti.

Questo moto a favore di una Sicilia indipendente rinacque dopo la prima guerra mondiale ma si spense subito dopo con il fascismo. Dopo lo sbarco degli alleati riprese forza l’idea di una Sicilia separata e si formò in quel periodo il MIS guidato da Andrea Finocchiaro Aprile, insieme al braccio armato del movimento e ad altri minori. Dopo il compromesso raggiunto con l’istituzione della regione autonoma questo genere di movimenti in Sicilia perse sempre più forza e lo stesso MIS scomparve già a seguito delle elezioni del 1951. Altri movimenti sono ricomparsi nel tempo ma sono rimasti di dimensioni molto piccole e di poca rilevanza.

 

Minoranze straniere ed etnie

Secondo i dati del 2016 in Sicilia risiedono 183.192 stranieri e quelli più numerosi sono i rumeni con 51.000+ unità, seguiti poi dai 19.000+ tunisini, i 14.000+ marocchini e i 13.000+ provenienti dallo Sri Lanka. Altre comunità sono presenti ma con numeri inferiori a 10.000 unità.

cascina siciliana

Politica

Denominata Regione Siciliana, l’isola è una regione a statuto speciale il cui organo legislativo è l’Assemblea Regionale Siciliana e quello esecutivo è formato invece dal presidente della Regione Siciliana e dalla Giunta Regionale, la quale giunta è formata da 12 assessori regionali.

L’autonomia della regione siciliana è stato sempre un argomento politico, usato in particolare in passato per togliere forza ai movimenti separatisti del dopoguerra.

L’Assemblea regionale Siciliana fu eletta per la prima volta nel maggio 1947. La sede del parlamento siciliano, nato nel 1130 e considerato il più antico di tutta Europa, è Palermo, all’interno del Palazzo dei Normanni.

Regione a statuto speciale

Per via dello statuto autonomo la Regione mantiene la competenza esclusiva su alcune materie tra cui pesca, agricoltura, beni culturali, turismo ed altri; ciò significa che le leggi dello stato non hanno vigore nella regione riguardo queste materie.

Per quanto riguarda le tasse, ciò che viene riscosso in Sicilia dovrebbe rimanere totalmente nelle casse della Regione e a ciò dovrebbe aggiungersi ogni anno altro denaro proveniente dallo stato in quantità definita secondo un piano quinquennale, come stabilito dall’articolo 38 dello statuto regionale.

Simboli regionali

La bandiera della Regione Siciliana, così come il suo stemma, sono colorati di giallo in una metà e di rosso nell’altra, con la divisione dei colori che avviene in diagonale; al centro della bandiera vi sono la triscele e il gorgoneion. Il suo primo utilizzo avvenne nel 1282 durante la Rivoluzione del Vespro da parte dei siciliani che con essa volevano simboleggiare la Sicilia che unità combatteva gli Angioini.

Il gonfalone invece, adottato nel 1990, è formato da uno scudo in cui troviamo gli stemmi svevo, aragonese e normanno insieme alla triscele, tutti collocati su un fondo azzurro a sua volta posto su uno scudo diviso in quarti dai colori giallo e rosso.

 

triscele siciliano

Economia

Una delle risorse economiche principali della Sicilia è sempre stata ed è anche oggi l’agricoltura che, grazie anche alla posizione particolare dell’isola e al suo clima, vanta delle produzioni di grande qualità e varietà.

Sicuramente va menzionata la produzione di cereali che ha fatto meritare all’isola al tempo dei romani il soprannome di granaio di Roma; una delle produzioni che spiccano di più è quella del grano duro, elemento indispensabile nella produzione delle più pregiate qualità di pasta.

Altra coltivazione tipica è quella delle olive che danno la possibilità di produrre olio di ottima qualità.

La Sicilia è poi famosa per la coltura degli agrumi tra i quali arancemandarinilimoni, mandaranci, cedri, bergamotti e pompelmi. Non si può tralasciare di menzionare, riguardo la frutticoltura isolana, la produzione di angurienespolefichi d’Indiasusini e kaki che danno vita a specifiche produzioni locali famose come i kaki di Misilmeri, l’anguria di Siracusa e le nespole di Trabia.

Alla base dell’agricoltura regionale però sono sempre stati gli ortaggi come melanzanepomodorizucchine e peperoni; anche tra queste coltivazioni vi sono prodotti di spicco come i ricercati pomodori di Pachino. Anche i legumi sono presenti tra i prodotti coltivati sul territorio siciliano, alcuni dei quali tipici come carrubbe e lupini.

Il territorio di Niscemi e quello di Cerda poi sono tra i maggiori produttori europei di carciofi.

Nocciole, mandorle e pistacchi (famosi quelli di Bronte), risaltano tra la frutta secca.

Anche ottimi vini, sia rossi che bianchi, vengono prodotti in Sicilia e vengono apprezzati sempre di più sia in Italia che anche nel resto del mondo.

Per quanto riguarda l’allevamento si trovano sull’isola equini, ovini e caprini e, in misura minore, anche bovini.

Riguardo la pesca dobbiamo dire che è molto sviluppata in Sicilia, tanto che la flotta di barche adibite a questo scopo forma il 33% di tutta la flotta peschereccia d’Italia. Tra i molti porti che brulicano di pescatori quello più importante è il porto di Mazzara del ValloTonnoalicisardine e sgombri sono tra i pesci più pescati insieme al pesce spada.

La Sicilia non è industrializzata allo stesso livello del nord Italia ma presenta un settore industriale notevole comunque, per via della presenza degli stabilimenti più grandi del sud e di molti distretti industriali come quelli di AugustaMilazzoSiracusa ed EnnaCatania presenta invece tre grandi distretti industriali che si occupano di quasi tutti i settori.

Altro settore che merita una menzione è quello dell’estrazione del petrolio, in particolare dai pozzi di Ragusa e da alcune piattaforme al largo della costa meridionale.

Da ricordare anche l’estrazione del Perlato di Sicilia, che rende l’area di Custonaci un bacino marmifero tra i più famosi in Italia.

Turismo

Quella del turismo è un’industria sempre in crescita grazie ai molteplici siti archeologici come quelli di SelinunteSegestaValle dei TempliVilla del Casale e Morgantina, e grazie anche alla ricchezza di bellezze naturali ed artistiche che attraggono visitatori da tutto il mondo. Oltre all’importante turismo culturale che si sviluppa intorno alle città d’arte e ai già citati siti archeologi è molto rilevante anche il turismo balneare che viene spinto dalle coste dell’isola, note per spiagge e paesaggi di grande varietà, e dalle isole minori, meta favorita da molti turisti.

La Sicilia è al decimo posto nella top ten degli arrivi di turisti in Italia, con il 3.9% degli arrivi nazionali.

Aree naturali protette

Nell’isola vi sono un parco nazionale, numerose riserve naturali e cinque parchi regionali; nell’insieme il 10.5% del territorio della regione è riservato ad aree protette.

Abbiamo il Parco nazionale dell’Isola di Pantelleria.

I parchi regionali sono quelli di Monti SicaniNebrodiEtnaMadonie e Alcantara.

Strade

La regione siciliana possiede varie autostrade che fanno da collegamento tra le maggiori città del territorio. Tra queste possiamo menzionare la A18 Messina-Cataniala A19 Palermo-Cataniala A20 Messina-Palermola A29 Palermo-Mazzara del Vallo.

Ferrovie

I servizi principali della rete ferroviaria siciliana sono forniti da Trenitalia e le linee sono di tipo RFI a scartamento normale. I tracciati delle linee siciliane sono obsoleti e i servizi non sono adeguati alle esigenze di mobilità della popolazione attuale. La gran parte delle linee attuali risalgono ancora ai primi tempi dell’unità d’Italia e l’85% dei tracciati è a binario unico.

Porti

I porti in Sicilia sono 126, divisi tra porti commerciali, industriali e di altra tipologia.

Tra i più importanti ricordiamo il porto di Palermo, il porto di Catania e il Porto di Messina, presso lo stretto.

Aeroporti

Riguardo il traffico aereo la Sicilia è tra tutte le regioni una di quelle più all’avanguardia; ciò è dovuto alle esigenze di una regione con afflusso di turisti sempre crescente oltre al fatto di trovarsi come posizione al centro del mediterraneo.

Gli aeroporti più importanti sono il Vincenzo Bellini di Catania-Fontanarossa e l’aeroporto Falcone-Borsellino di Palermo-Punta Raisi.

Cultura

In Sicilia hanno la propria sede e sono pubblicati tre quotidiani nazionali quali Il Giornale di Siciliala Gazzetta del Sud e La Sicilia. Vi sono varie TV regionali e la RAI ha una redazione locale che ha sede principale a Palermo. Vi sono poi numeri media online originati nel territorio siciliano.

Il cinema in Sicilia ha avuto inizio fin dai primi anni del xx secolo e ha visto la comparsa di cineasti e case di produzione importanti, nonché opere cinematografiche conosciute; l’isola è stata spesso anche set di molte opere nazionali e internazionali.

Riguardo la letteratura il siciliano ha avuto nel tempo produzioni di alto livello grazie a poeti di elevata statura come Mario Rapisardi, Domenico Tempio, Ignazio Buttitta e Giovanni Meli, o a scrittori quali Andrea Camilleri e Gesualdo Bufalino e drammaturghi come Nino Martoglio, Luigi Pirandello, Luigi Capuana e Pier Maria Rosso. Da ricordare sicuramente romanzieri come Giovanni Verga, Federico de Roberto, Leonardo Sciascia, Salvatore Quasimodo e Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Per quanto riguarda invece la cultura gastronomica la cucina siciliana, articolata e complessa, mostra contaminazioni derivate da tutte le culture che, nel corso dei secoli, hanno risieduto nell’isola. Una lista di tutti i prodotti tipici sarebbe infinita dato che ogni area e spesso ogni comune ha la propria. Possiamo ricordare la granita siciliana, un prodotto conosciuto a livello internazionale, le arancine (così chiamate nel palermitano, arancini invece nell’area di Catania), le palermitane panelle e crocché o il pane con la milza (pane ca meusa in dialetto locale), lo sfincione e le stigghiola.

Molte ricette sono poi legate alle melanzane, tra queste abbiamo la caponatala parmigiana e la pasta alla norma. Tipico della zona di Trapani è il couscous che qui è a base di pesce. Tra i dolci non si può non menzionare la cassata, classica e al forno, e i cannoli siciliani.

Università

L’Università degli studi di Catania, un tempo chiamata Siciliae Studium Generale, è la prima sorta in Sicilia nel lontano 1434, patrocinata al tempo da Alfonso V d’Aragona. L’Università di Messina risale al 1548 mentre quella di Palermo è di fondazione più recente, 1805.

L’università siciliana non è di alto livello, così concludono i vari studi compiuti negli anni che segnalano una carenza di servizi e strutture e non solo. La facoltà di più alto livello pare essere quella di Scienze della formazione di Palermo, risultata al sesto posto nazionale.

Architettura siciliana

Barocco siciliano

Il Barocco siciliano ha origini successivamente al sisma che nel 1693 devastò Val di Noto. I segni particolari di questo stile, oltre a linee curve e decorazioni barocche, sono i putti e le maschere ghignanti, dall’apparenza sgargiante. lo stile fu poi rimpiazzato dal neoclassicismo.